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Pietrasanta
infatti è il centro della lavorazione del marmo, ma
anche delle fonderie artistiche del bronzo; insomma è un
po' il cuore "artistico" della Versilia.![]() |
Nel passato di questa
città d'arte - fondata nel 1255 da Guiscardo da
Pietrasanta - ci sono firme illustri: Michelangelo
Buonarroti, Niccolò Pericoli detto Il Tribolo, il
Giambologna, Vincenzo Danti, l'Ammannati e il Vasari. |
| Nei
laboratori di Pietrasanta, da secoli mani esperte si
tramandano l'arte della scultura. In questi luoghi, la
polvere di marmo nasconde bozzetti, riproduzioni, opere
incompiute. Anche qui i segni del progresso sono ben
evidenti: gli strumenti di lavoro sono cambiati, anche se
qualche anziano scalpellino continua a usare i vecchi
ferri del mestiere. Alle origini, i pezzi di marmo si lavoravano con attrezzi che venivano prodotti, soprattutto, nelle ferriere dello stazzemese. I più usati erano il "gradino", vari tipi di scalpelli e poi il "dente di cane", meglio noto come subbia. Questo sia per la scultura che per le altre applicazioni. Se passate le vostre vacanze al mare in Versilia, non potete perdere l'occasione di |
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visitare l'antica ferriera dei Milani a Pontestazzemese,
dove si fabbricano gli attrezzi per la scultura con metodi antichi. Un bel connubio, dunque, tra gli artisti del marmo e quelli del metallo... Il motivo per cui gli artisti sono stati sempre attratti dalla Versilia? Senz'altro la facile reperibilità della materia prima, il marmo del monte Altissimo: gli artisti ne apprezzano il colore, la lavorabilità, quella "grana fine" tanto decantata dagli scultori di un tempo. Ma non sono soltanto le cave a portata di mano a far gola agli artisti: la Versilia è terra |
| di validi scalpellini ed artigiani capaci di tirar
fuori dal marmo quello che l'artista ha progettato sulla
carta. Grandi professionisti dunque, molti dei quali
formati al locale Istituto D'Arte "Stagio
Stagi". Sul territorio apuo-versiliese esistono due scuole d'arte: una è l'Istituto Statale "Stagi" di Pietrasanta e l'altra è l'Accademia di Belle Arti di Carrara. Le scuole hanno il compito non facile di perpetuare la tradizone artistica del marmo, sia per la lavorazione artistica che per quella industriale orientata soprattutto all'edilizia. Il marmo apuano e versiliese infatti non è unicamente destinato alla scultura, ma anche alla produzione di pavimenti e rivestimenti destinate ad abbellire un po' ogni tipo di edificio: chiese, abitazioni, arredi urbani, scuole, cimiteri e moschee... |
| La produzione di
oggettistica e complementi d'arredo (vasi di marmo,
colonne, mosaici, caminetti ecc.) è anch'essa importante
ma quello dei rivestimenti è senz'altro il settore
trainante dell'economia marmifera. La lavorazione dei
rivestimenti consiste in pratica nel taglio e nella
lucidatura del marmo. Ma come facevano un tempo a
tagliare a fette un blocco di marmo? Incredibile ma vero: a mano! Come si vede nell'immagine d'epoca qui a destra, che è esposta al Museo del Lavoro e delle Tradizioni Popolari della Versilia Storica, nel Settecento il marmo veniva segato in maniera rudimentale: una lama unica, che veniva azionata a mano, penetrava lentamente nel blocco. Mentre il telaio ad acqua subentrò all'incirca nel 1770, come scrisse lo storico Francesco Campana: in tutto il Capitanato di Pietrasanta se ne contavano ben cinque. Dalle lastre di marmo venivano tagliati dei pezzi quadrati, chiamati "quadrette", "ambrogette" o più comunemente "marmette", che venivano poi levigate a mano. Fino a quando non subentrarono le prime tecnologie nel settore, e fu l'avvento delle macchine ad acqua dette "frulloni", in pratica le prime lucidatrici non del tutto manuali.
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Sopra, il taglio a mano
dei marmi di una volta, sotto invece un
antico telaio per la segagione dei blocchi.
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| I telai diamantati tagliano il marmo a
grande velocità, e lo stesso discorso si può fare per
la lucidatura visto che la tecnologia ha fatto grandi
passi in avanti nel settore industriale del marmo. La lavorazione artistica invece è più legata alle tradizioni, anche perchè la realizzazione di una scultura o di un mosaico è senz'altro più complessa di un rivestimento, ma se parliamo - per esempio - dei rivestimenti di una cattedrale ecco che distinguere tra lavorazione artistica e industriale diventa meno semplice. |
| In punta di piedi le tecniche
nuove entrano anche nei laboratori artigiani, dove si tende a mantenere
la tradizione. E senza dubbio nelle "botteghe" dove il tempo sembra
essersi fermato, nei vicoli di Pietrasanta dove numerose lapidi raccontano
di quando passò da queste parti Michelangelo,
creano una suggestiva e forse irripetibile atmosfera... che per raccontarla forse non bastano i romanzi che sono stati scritti, non basta il cinema, perchè il monte Altissimo di Michelangelo è passato anche per Hollywood (Il tormento e l'estasi, con Charlton Heston). |
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| Passeggiando qua si incontrano gli artisti, che sorseggiano un caffè e intanto pensano a come una statua nascerà da un pezzo di marmo, strappato alla montagna col sudore, a volte anche con il sangue. |
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Per scriverci: lucama@versilia.toscana.it |
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